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In questo palazzo, costruito verso la fine del XVI secolo tra la Casa Vecchia e palazzo Mocenigo detto "il Nero", dal 1818 al 1819 soggiornò Lord George Byron, il grande poeta romantico inglese. Byron era giunto a Venezia il 10 novembre 1816. Aveva trovato alloggio presso un mercante di stoffe in Frezzeria e la prima donna a Venezia a godere delle sue attenzioni era stata proprio la moglie del negoziante, Marianna Segati. Tuttavia, trascorso un po' di tempo, Byron decise di trasferirsi sul Canal Grande. Prese in affitto per tre anni uno degli appartamenti più sontuosi sul canale: un intero piano di palazzo Mocenigo.
Il palazzo, costituito da due edifici adiacenti, era la residenza degli ultimi discendenti della linea della famiglia Mocenigo soprannominata Casa Nuova che discendeva dal doge Giovanni e di cui aveva fatto parte Alvise I, doge l'anno della vittoria di Lepanto nel 1571.
Il padrone di casa era Alvise Francesco Mocenigo, nipote di Andrea Memmo (vedi palazzo Memmo-Martinengo). Il padre di Alvise aveva infatti sposato in seconde nozze Lucietta Memmo, figlia di Andrea. Pare che Lucietta avesse ereditato dal padre una certa dose di libertinaggio. Effie Ruskin la descrive vestita e acconciata in maniera tale che bisognava ringraziare il cielo che le signore inglesi non si sfigurassero così. Ed era stata proprio Lucietta ad affittare il palazzo a Byron. L'affitto era di duecento sterline l'anno, compresi mobilio e biancheria. Lord Byron si trasferì dunque sul Canal Grande nel settembre del 1818 con quattordici domestici, un maggiordomo e un gondoliere. Inoltre portò con sé due scimmie, un orso, due pappagalli e una volpe «e tutta la masnada andava in giro negli appartamenti come se ognuno fosse il padrone», annotava Percy Shelley durante la sua visita a Venezia. In questo palazzo Byron scrisse i primi due canti del Don Juan. Le avventure amorose del poeta inglese a Venezia furono numerose. Ne fece lui stesso un elenco agli amici Hobhouse e Kinnaird senza tralasciare i particolari; c'è la cantante Arpalice Tarruscelli, "la più graziosa baccante del mondo", la Da Mosto, una prostituta che si era attribuita un cognome patrizio, c'è "l'Eleonora, la Carlotta, la Giulietta, la Bolognese figurante, la Santa, cum multis aliis". Tuttavia, la donna che seppe conservare un certo ascendente su di lui per ben due anni, fu la famosa Margherita Cogni, detta «la Fornarina» poiché era moglie di un fornaio. Byron e la bella veneziana ventiduenne si erano incontrati durante una passeggiata a cavallo di George con l'amico Hobhouse lungo il Brenta. Sembra che fosse una donna piuttosto volgare, che strillasse e che passasse continuamente da accessi furiosi di pianto a risate selvagge. Per Byron provava un amore sincero e lo dimostrò una sera che George era stato sorpreso in gondola da un temporale improvviso e che, ritornato dopo aver lottato contro il nubifragio, la trovò accoccolata sugli scalini di palazzo Mocenigo ad aspettarlo. A palazzo Mocenigo Byron conobbe anche il suo ultimo grande amore, la diciottenne contessa di Ravenna, Teresa Guiccioli. Nello stesso palazzo aveva abitato anche Anna di Shaftesbury, moglie del maresciallo d'Inghilterra Thomas d'Arundel, la dama la cui amicizia era costata la vita ad Antonio Foscarin. Questo ramo della famiglia Mocenigo si estinse nel 1877 e dopo alcuni passaggi proprietà l'edificio venne suddiviso in appartamenti. |