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Carnevale a Venezia

         
INFORMAZIONI
Comune, Assessorato al Turismo, San Marco 1364, 30124 Venezia, tel. 041/ 2747762, fax 2747738.

LE ORIGINI

Notizie sul carnevale veneziano si trovano in numerosi documenti datati tra il 1094, ai tempi del doge Vitale Faliero e il 1296, quando il martedì grasso viene dichiarato giorno festivo dal Senato. Dalla metà del Quattrocento alla fine del Cinquecento, hanno un ruolo primario nella gestione delle feste carnevalesche e nell’organizzare rappresentazioni teatrali le Compagnie della Calza. Rette da statuti, composte ciascuna da una ventina di giovani patrizi, prendono il loro nome dalla calza divisa a quartieri di diversi colori che si impegnano a portare, come contrassegno, durante le feste. Il carnevale culmina con la celebrazione del giovedì grasso, per concludersi col martedì antecedente l’inizio della Quaresima. Nella festa emergono rituali ancestrali e pagani, come la caccia ai porci e al toro, e giochi spericolati, come il volo dell’angelo, che un uomo, legato a una doppia corda mediante anelli, compiva dalla cella del campanile di San Marco fino a una zattera, ancorata in bacino. Intorno alla metà del secolo XVI, la celebrazione del giovedì grasso culmina con il taglio della testa del toro, mediante uno spadone che un fabbro impugna a due mani: la testa deve cadere senza che la lama tocchi terra. Tagliar la testa al toro diverrà, nel linguaggio proverbiale, sinonimo di soluzione rapida, anche se dolorosa. Il passeggio delle maschere (liston), i casotti dove si ammirano animali rari, le baracche dei burattini, rappresentazioni teatrali, feste nelle sale dei palazzi, sono altrettanti momenti che caratterizzano il carnevale veneziano sin sulle soglia dell'era moderna. Sotto la dominazione austriaca, quasi timorosa, la festa viene celebrata nelle case private e nei teatri, ma dopo l’Unità d’Italia, riesplode dando luogo alla Società del Carnevale, che ha il compito di organizzare la festa. I tempi sono mutati e il carnevale diventa essenzialmente una componente non trascurabile del turismo. La maschera tipica della città, Pantalone, assurge al rango di re Carnevale. Dagli inizi del Novecento, la festa, come del resto molti carnevali italiani, inizia il suo lento degrado fino a precipitare in una sagra da strapaese. Nel 1979 la grande rinascita, grazie alla Scuola Grande di San Marco, una benemerita associazione cittadina: la gente lascia nuovamente le case, indossa la maschera, invadendo le piazze e le calli, che, grazie all’iniziativa di Maurizio Scaparro, direttore della Biennale Teatro, tornano a essere fantastici palcoscenici di indimenticabili spettacoli teatrali.

LA FESTA OGGI

Nei giorni della festa piazza San Marco e dintorni è un tourbillon di maschere e di folla. Maschere povere e ricche, fantasiose e ordinarie, enigmatiche e suggestive, tradizionali e ”moderne". Si incontra ancora la bauta, il travestimento veneziano più usuale nel Settecento, adottato soprattutto dalle donne. Consiste nella larva (maschera bianca, di tela cerata), nella bauta propriamente detta, di merlo o dì velo che copre le spalle e la testa, nel tricorno ovvero un cappello nero a tre punte reggente la larva, nel tabarro nero (di seta o lana foderata) gallonato. Le maschere passeggiano isolate o, più spesso, a gruppi, formando quadri policromi, non di rado a tema, e improvvisando danze e quadriglie nelle piazze. Al casinò giocatori e croupier giocano mascherati, nelle case patrizie si svolgono feste sfarzose, nei teatri al chiuso e all’aperto si assiste a spettacoli memorabili. Per chi, vestito da ”borghese", fosse preso da improvvisa ispirazione e volesse mascherarsi, nelle strade e nei cortili abbondano negozi e chioschi di maschere e di costumi; ci penserà poi uno dei numerosi truccatori "a cielo aperto" a dare il tocco finale alla nuova maschera. Naturalmente la festa invade anche le acque dei canali che si riempiono di barche, recanti gruppi di maschere, e carri allegorici. Gli attori delle ricostituite Compagnie della Calza vanno per le piazze e per le calli a riproporre antiche forme di spettacolo e a innescare un processo di teatralizzazione che trova in Venezia il luogo più congeniale. In piazza San Marco si svolge il carnevale dei bambini, sul Canal Grande si snoda la ”vogada" in maschera, feste e balli popolari nel sestiere del Cannaregio e nel campo del Ghetto. Martedì grasso, ultimo giorno di carnevale, gran ballo collettivo e rogo della maschera di Pantalone. La festa finisce con un grandioso spettacolo di fuochi d’artificio sulla laguna. Per le migliaia di ”foresti" che hanno affollato Venezia in questi giorni è arrivata l’ora di ripartire; non prima però di aver mangiato uno dei dolci della tradizione carnevalesca veneziana, zaletti e bianchetti, pevarini e marzapan, ma soprattutto fritole e galani.




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