La presenza dei romani è certamente quella meglio documentata nel nostro territorio.
I monumentali resti del ponte romano sul torrente Cillian, sono un esempio della maestria dei costruttori romani nel realizzare opere pubbliche. Questo ponte, ancora intatto nei primi decenni del 1800, fu studiato dal noto archeologo Carlo Promis che ne rilevò accuratamente l’intera struttura, dandone anche un’accurata descrizione. Crollò purtroppo in parte nel 1839, sabato 11 maggio secondo il priore Gal, in occasione del terremoto dell' 8 giugno secondo il Promis. Oggi purtroppo rimangono solo, anche se ben conservati lo spallone di sinistra ed un tratto della sostruzione della via di accesso, lungo una ventina di metri.
La strada romana, da questo punto, valicato il torrente Cillian, seguiva grosso modo il tracciato della ex strada statale 26, passando a nord della chiesa parrocchiale, percorrendo la centralissima via Chanoux per poi dirigersi, costeggiando a sud il parco dell’Hôtel Billia, verso la cappella di San Valentino, a monte della quale, già in territorio di Châtillon, sono ancora visibili alcuni metri di sostruzioni. Lungo questo tracciato vennero alla luce, in epoche diverse, alcune tombe romane. La prima, rinvenuta nel 1831, a poca distanza dal ponte romano, conteneva due vasi in ceramica, un terzo vaso più piccolo, en terre fine, che conteneva ossa umane bruciate, ed un’ampolla in vetro. Dalla descrizione del canonico Nourissat, è chiaro che si tratta di una tomba a incinerazione. Sempre lungo la via, ma nella parte opposta rispetto all’attuale abitato di Saint-Vincent, ove ora sorge l’Hôtel Billia, nel 1907, in occasione dello scavo delle fondazioni dello stesso, vennero alla luce alcune tombe di epoca romana contenenti "urne, balsamari, suppellettili". È pure segnalata, sin dal 1889, una tomba tardoromana o barbarica, rinvenuta in località Cinea (bisogna probabilmente leggere Cisseya, villaggetto oggi distrutto, già situato ove sorge il Casino de la Vallée, sede di un mulino e di una cappella dedicata a san Rocco e a san Giocondo) durante lavori di scavo per la costruzione di una casa.
Composta da lastroni grezzi disposti a coltello e ricoperta di lastre fittili poste a due spioventi, conteneva uno scheletro. Un secondo individuo era sepolto all’esterno, a fianco della tomba. All’interno era pure depositato un vaso fittile, a fianco dell’inumato; un secondo vaso era posto sotto il capo dello stesso. Sul luogo furono pure raccolti una moneta non meglio descritta, due orecchini ed un anello d’oro. Notevoli strutture murarie, sempre di epoca romana, probabili testimonianze di una ricca villa rustica o di una importante mansio lungo la via, con annesso un impianto termale, vennero alla luce durante gli scavi archeologici iniziati nel 1972 all’interno e nelle immediate vicinanze della chiesa parrocchiale. L’importante edificio, ortogonale rispetto all’asse della via romana, giaceva, come già detto in precedenza, su costruzioni risalenti alla fine dell’Età del Bronzo o meglio agli inizi di quella del Ferro.
Le strutture più antiche di questo edificio, stando ai rinvenimenti ceramici, risalirebbero alla fine del I° secolo a. C. o agli inizi del II° d. C., proprio al momento della prima romanizzazione della valle e della costruzione della strada. Su queste sorse tra il II° ed il III° secolo un complesso termale di una certa importanza, al quale si affiancò alla fine del IV° secolo d. C. un edificio absidato, il cui utilizzo non è ancora chiarito del tutto, forse utilizzato anche come primo luogo di culto cristiano. La distruzione del complesso termale avvenne con ogni probabilità agli inizi del V° secolo. L’uso funerario del luogo, in epoca paleocristiana, è documentato da alcune tombe sovrapposte ai resti dell’edificio termale. Altre tombe, risalenti al VII° - VIII° secolo, che precedono l’impianto della nuova chiesa romanica nel secolo XI° XII, attestano la continuità di questo culto in questo luogo privilegiato. |