 | Corali
Nel ricco patrimonio di tradizioni, un rilievo particolare assume il corpus ingente della letteratura orale. Molta parte di questa cultura ha potuto perpetuarsi nelle ormai desuete veglie nella stalla, momento di ritrovo della comunità alla cui presenza spesso, secondo un rituale prestabilito, venivano formalizzati i rapporti interindividuali ma anche occasione in
cui più spesso si riprendeva la narrazione di antiche leggende, si istruivano i piccoli circa il pericolo di contrariare orchi e streghe; analoga funzione ebbero le serate sull'aia che si trasformavano spontaneamente in feste, durante le quali rivivevano antichi canti e danze. Le trasformazioni legate al modificarsi della conduzione agricola e alla forte emigrazione dalle campagne verso la città hanno profondamente modificato il tessuto in cui tutte queste tradizioni trovavano alimento. È ormai un ricordo che risale agli anni dell'ultimo dopoguerra quello delle risaie del Vercellese e del Novarese popolate dalle lunghe file di
mondine che, ingaggiate anche in Veneto e poi in Calabria, realizzavano una temporanea comunione nella fatica collettiva e nel canto corale, composto di veri e propri dialoghi tra una squadra
(cubia) e l'altra, improvvisati in forma di brevi epigrammi (stranot) in cui avevano libero sfogo la fantasia, la malizia, la burla e la protesta e che si ispiravano ai fatti della vita di lavoro e del paese. Sostituito il lavoro delle mondine dai diserbanti chimici, i loro canti sono
ormai conservati solo grazie alle registrazioni compiute da appassionati e studiosi. Più vivi rimangono questi fenomeni di musicalità spontanea in alcune zone ben definite:
così si ritrova nella zona di Casale la monfrina, che fino a pochi anni fa si concludeva, come qualsiasi ballo popolare della zona, con la curenta; in Val di Susa e in Val Chiusone la danza degli “spadonari”, specie di danza armata nelle Valli Valdesi, grazie anche alla presenza di complessi corali, si tramanda da generazioni un patrimonio di canzoni, spesso di origine francese.
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