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Breve Storia di Torino

         

Epoca Romana

Dall'epoca Rinascimentale a Pietro Micca

Dal Regno di Sardegna all'Unità d'Italia

Dall'Ottocento ai giorni nostri

dalle Origini alla caduta dell'Impero Romano



Quando, nel 218 a. C. Annibale decise di sorprendere i Romani passando per la via più diffìcile - le Alpi - trovò insediati sulle colline i Taurini, appartenenti alle tribù celto-liguri. è allora che Torino fa il suo ingresso ufficiale nella storia: gli storici romani dicono che l'organizzatissimo esercito di Annibale impiegò tre giorni per distruggere il villaggio che si chiamava Taurasia. La via delle Gallie divenne importante per Roma e la posizione del villaggio, alla confluenza dell'Eridanus (il Po) con la Duria Minor (la Dora Riparia), sempre più strategica dal punto di vista militare ed economico. Augusta Taurinorum includeva una vasta area rettangolare ed era divisa all'interno dall'incrociarsi dei decumani con i cardini, in modo da formare insulae quadrate di perfetta corrispondenza tra loro. L'intera zona era recintata da mura, tuttora visibili in qualche punto, rivestite all'esterno da mattoni rossi e rinforzate all'interno da muri in ciottoli di fiume. Allo sbocco di ogni strada una torre era inserita nelle mura. Le maggiori porte, anch'esse fiancheggiate da torri, erano collocate come sempre agli sbocchi opposti del decumano e del cardine. La più importante era la porta Palatina, all'uscita settentrionale del cardine massimo. Ben conservata ancora oggi, presenta due grandi torri poligonali con finestre sfalsate su quattro piani. Le due torri erano collegate da una cortina nella quale si aprivano quattro fornici, di cui i due intermedi più grandi. Una doppia fila di finestre correva sopra i fornici. Analoghe strutture avevano due altre porte: quella detta Decumano massimo, i cui resti sono ancora visibili nella costruzione di Palazzo Madama; e quella detta Marmorea, allo sbocco meridionale del cardine massimo. Sull'angolo nord-orientale della città muraria sorgeva il teatro, caratterizzato da un portico rettangolare dinnanzi alla scena e dall'inserimento, come ad Aosta, in un muro perimetrale rettilineo, che faceva coincidere l'insieme con un'insula dell'abitato. Una serie di rifacimenti consolidò e allargò l'edificio, fino a farlo debordare sull'area stradale del Decumano. Della Torino romana rimangono ancora alcuni segni: la Porta Palatina, il teatro romano e le torri che costituiscono parte di Palazzo Madama sono le testimonianze più importanti. Se nei primi secoli della sua storia la città prosperò nell'Italia pacificata da Roma, con la crisi dell'Impero la sua posizione strategica assunse maggiore importanza, causandole non pochi danni durante il conflitto tra Costantino e Massenzio e, alla caduta dell'Impero romano, al passaggio costante di orde barbariche, la città fu devastata più volte. L'arrivo dei Longobardi portò relativa quiete: Torino fu capitale di uno dei quattro ducati dell'odierno Piemonte e visse un paio di secoli di sufficiente quiete. Poi l'inevitabile scontro tra Longobardi e Franchi ebbe in Torino uno dei suoi terreni di battaglia. Dopo la sconfitta dei Longobardi e l'ascesa dei Franchi la città divenne sede giudiziaria. Con la crisi dell'Impero si affacciò in città il cristianesimo: il primo vescovo di Torino fu S. Massimo; la prima cattedrale, del IV secolo, sorse nei pressi dell'attuale Duomo e scavi recenti ne hanno portato in luce le fondamenta. In quel periodo la vita cittadina fu dominata dai monasteri e dalle figure carismatiche dei suoi vescovi, tra i quali Claudio, coinvolto anche in spedizioni contro le incursioni saracene che pochi anni dopo, nel X secolo, avrebbero decretato la rovina della potentissima Abbazia di Novalesa, in val di Susa. Il X secolo determinò anche una delle trasformazioni più importanti del territorio piemontese e Torino divenne il centro principale della marca ceduta da re Berengario II ai conti di Auriate e comprendente la val di Lanzo, l'Astigiano e la costa compresa tra Finale Ligure e l'odierno Principato di Monaco. Segue un periodo florido in cui Torino – anche grazie ai dazi per il transito delle merci sulla via Francigena, verso il valico del Moncenisio – diventa un importante centro di scambi commerciali e riesce a rendersi autonoma dal potere vescovile dell’XI e XII secolo. Con il marchesato di Adelaide gli interessi della famiglia si spostarono verso la valle di Susa, facendo proprio di Susa il centro più importante del suo territorio. E lo spostamento degli interessi fu sottolineato dal matrimonio di Adelaide con Oddone di Moriana, appartenente alla dinastia che governava l'altro lato del Moncenisio e che avrebbe poi dato vita ai Savoia. Mentre i Savoia rafforzavano il loro dominio nei territori tra Francia e Italia, Torino viveva l'ultima stagione di libero Comune raccolto intorno al suo vescovo, massima autorità cittadina, essendo Imperatore e marchesi entità piuttosto lontane. Nei conflitti tra Impero e Papato, che videro coinvolti Federico il Barbarossa e gli Ottoni, Torino si schierò via via con chi le garantiva l'indipendenza dal minaccioso potere dei Savoia e si trovò a subire l'egemonia della più ricca Asti. L'avvento degli Angiò e di Guglielmo VII del Monferrato non impedirono, nel 1280, il temuto passaggio della città ai Savoia e con esso la fine del libero Comune di Torino. L'annessione della città al territorio sabaudo non mutò per lungo tempo il clima politico torinese: le lotte tra i guelfi (filosabaudi) e i ghibellini (filomonferrini e astigiani) continuarono, determinando, con sconfitte e vittorie, le ascese sociali. Il potere si manifestava attraverso i principi di Acaia, feudatari piemontesi, e il ramo principale della famiglia, quello dei conti di Savoia, ormai potenti sui due versanti delle Alpi. Il confitto tra i due rami raggiunse il culmine nel XIV secolo. Poi, nel 1418, gli Acaia furono costretti a cedere anche il controllo formale del loro territorio ai potenti cugini Savoia. Per la città non ci fu alcun cambiamento traumatico: da 50 anni infatti gli Acaia non avevano più indipendenza politica.




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