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Il Fiume Po

         
Il Po da sempre è un amico che va curato e rispettato
Il Po era chiamato dai Greci Eridanus, presso i Liguri era chiamato Bodincus, che significa dal letto profondo, senza fondo, mentre il latino Padus - da qui l'aggettivo padano - deriverebbe da una qualità di pini selvatici particolarmente abbondante presso le sue sorgenti. Il fiume è con i suoi 652 km ilpiù lungo in Italia tra quelli che scorrono completamente nel suo territorio, quello con la massima estensione di bacino ed anche quello con la massima portata alla foce. Attraversa con il suo corso gran parte dell'Italia settentrionale da ovest verso est percorrendone tutta la Pianura Padana. Sulle sue rive abitano circa 16 milioni di persone e sono concentrate oltre un terzo delle industrie e della produzione agricola italiana, così come oltre la metà del patrimonio zootecnico. Tutto ciò rende il Po e il suo bacino una zona nevralgica per l'intera economia italiana ed una delle zone in Europa a massima concentrazione di popolazione, industria e commercio.

Il Po nasce “ufficialmente” a Crissolo (Piano del Re) nel gruppo del Monviso nelle Alpi Cozie a 2020 metri di altezza, tra due rocce su una delle quali spicca una targa esplicativa, ma in verità altri ruscelli sorgentiferi assai vicini l’uno all’altro contribuiscono alla formazione di quello che a valle diventerà il Grande fiume. Uno di questi emissari arriva da più in alto, esattamente dalle acque dello splendido lago Fiorenza (quota 2113) che è incluso nella riserva speciale che la Regione Piemonte ha creato per tutelare le sorgenti del Po.
E la storia della cultura piemontese parte anche da qui perchè l’origine del Grande fiume risale già ai tempio di Plinio il Vecchio mentre le cronache più recenti indicano i pellegrinaggi della duchessa Riccarda d’Este che arrivava sulle nostre montagne da Ferrara (1431) per provare l’emozione della scoperta della nascita del fiume che lei amava molto. Crissolo e il Pian del Re furono, in effetti, le prime mete turistiche di tutte le Alpi ed a testimonianza di questo resta l’attuale albergo Alpino costruito nel 1874 che resta attivo ancora oggi sia pure solo nel periodo estivo. Proprio in questa zona resistono, oltre ad importanti testimonianze di una preziosa fauna che va scomparendo, alcuni esemplari della salamandra nera (Salamandra atra) che risale all’epoca glaciale e che è l’unico anfibio europeo che partorisce piccoli già formati senza deporre uova. Dopo 35 chilometri di discesa prettamente alpina durante la quale supera un dislivello di 1700 metri, il Po sbocca a valle toccando il primo dei centri dell’alto cuneese: Revello. Qui il fiume inizia ad assumere una forma più importante anche perchè lungo il suo primo percorso ha ricevuto rinforzi da piccole cascate. Da qui al mare il Po raccoglie importanti contributi da ben 151 affluenti alcune di notevole importanza, altri spaventosamente inquinati (ad esempio il Lambro) attraversando Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Veneto per finire nel Polesine dove si divide in cinque rami del Delta e successivamente in 14 bocche che porteranno il Grande fiume a morire nell’Adriatico dopo un percorso di 652 chilometri. Il suo straordinario contributo allo sviluppo agricolo ed economico della pianura Padana è stato pagato in lutti e sacrifici dagli abitanti che sovente hanno dovuto subire i capricci del Grande fiume. Piene e straripamenti, più o meno importanti, hanno annualmente segnato qualche zona. Oltre all’ultima traumatica alluvione che ha annegato parte del Piemonte (comunque non solo dovuta al Po), il Polesine vide trasformata la sua geografia nel 1951 e 1956, da eccezionali inondazioni che erano già segnalate in epoca romana tanto che gli abitanti costruirono spettacolari opere per regolare il deflusso delle acque verso il mare. Questi mastodontici contenitori di controllo per la corrente del Po, furono distrutti dagli invasori barbari nel II secolo a.C. rendendo la regione malsana e inabitabile.
Per restare in ambito piemontese, i segni della storia sono ugualmente importanti lungo tutte le valli che dipartono dal bacino fluviale. Dal Medioevo alla fine del Cinquecento molti castelli in tutta la zona restano a testimonianza di quel periodo che fu cancellato dalla dominazione Sabauda, sancita da trattato di Lione del 1601. Il marchesato di Saluzzo resta ancora oggi una pietra miliare nella storia di questa zona. Ad esempio le mura del famoso Castellar ospitano oggi, grazie al suo attuale proprietario Anselmo Aliberti, un fantastico museo delle uniformi del Regio esercito italiano che comprende rari pezzi che partendo dal 1860 finiscono al 1945: da ammirare 134 manichini in perfetta tenuta di guerra o da parata. Da non trascurare il castello di Manta e il penitenziario della Castiglia, che all’interno offre affreschi e dipinti illustranti un’epoca che segnò la zona per il suo futuro, anche improntato ad un importante artigianato di gran pregio. Ma la pianura prealpina è tutta una leggenda anche per i tanti misteri di cui è permeata. Si racconta, ad esempio, che l’Abbazia di Staffarda, nel 1690 al centro di una sanguinosa contesa tra francesi e piemontesi, raccogliesse i resti dei cavalieri Templari, cacciati dalla Francia e scomunicati con Bolla papale nel 1312. I Templari si ricostituirono proprio a Staffarda dilagando in tutta la regione lasciando segni inequivocabili nel Chierese e nel Canavese. Il Po, infine, è il fiume del riposo, della meditazione e, soprattutto, degli innamorati. Percorrendolo sui battelli che a Torino partono dai Murazzi presso Piazza Vittorio e raggiungono Moncalieri, si ha la sorpresa di vedere le due sponde piuttosto popolate: solitari in cerca di pace, coppiette, pescatori, tutta una variegata umanità che sembra cercare, con il conforto del lento scorrere delle acque, qualche certezza in un mondo folle ed esasperato. E intanto passa il Po sotto i ponti portandosi via, da duemila anni in qua, la storia di un’umanità da sempre inquieta.




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