In Italia, il fallimento dei moti del 1821 e del 1831 stimolò una seria riflessione sul perchè del loro insuccesso. Era ormai chiaro che l'azione delle società segrete non
poteva condurre ad alcun risultato positivo. Esse infatti erano moltissime ma non collegate fra loro, limitate a pochi affiliati, operanti solo nelle città. Tra i motivi che ostacolarono l'attività della Carboneria, la società segreta più nota e diffusa, vi erano certamente il carattere ristretto dell'organizzazione, che le impediva di
diffondersi fra il popolo, il suo disinteresse per le necessità della gente comune e la mancanza di un chiaro programma politico e di un collegamento fra i diversi gruppi. Il fine
condiviso da tutti i patrioti era quello di liberare l'Italia dagli stranieri in articolare
dall'Austria, che possedeva direttamente il Lombardo-Veneto e che teneva gran parte degli altri Stati sotto il proprio controllo. Il vero problema nasceva tuttavia non già sullo scopo
da raggiungere, quanto sui mezzi più opportuni per realizzarlo. Si discuteva se fosse più opportuno cercare di costituire un solido Stato unitario ovvero organizzare le diverse realtà italiane, Stati, regioni o città, in modo da lasciarle più autonome. Molti sostenevano l'idea della monarchia costituzionale, ma non mancava chi pensava invece a una repubblica. In genere i sostenitori della monarchia erano politicamente dei
moderati. Essi ritenevano che nel nuovo Stato il diritto di voto dovesse essere limitato ai cittadini proprietari di beni e forniti di un livello minimo di istruzione. I sostenitori della repubblica erano invece democratici. Credevano nell'ugua glianza dei cittadini e sostenevano che il diritto di voto doveva essere riconosciuto a tutti. Il capo dello Stato non doveva essere un sovrano ereditario, ma un presidente eletto dal popolo. Inoltre c'era una realtà pratica di cui occorreva tener conto. Apparivano necessari:
- un forte esercito per combattere contro gli Austriaci;
- l'appoggio delle grandi potenze europee;
- un sistema politico capace di soddisfare sia il popolo che i gruppi dirigenti, ossia i borghesi e parte degli aristocratici. I diversi progetti si concretizzarono quindi in diversi movimenti politici.
Il Movimento Liberale Democratico
Il movimento liberale moderato otteneva molti consensi nel Lombardo-Veneto e in Toscana, ma si affermò soprattutto in Piemonte. Camillo Benso conte di Cavour, (1810-61) col suo
giornale Il Risorgimento (1847), ne fu il più illustre rappresentante. I liberali piemontesi, tra cui ricorderemo anche Cesare Balbo e Massimo d'Azeglio, sostenevano una monarchia costituzionale e parlamentare simile in parte al modello inglese. In materia di
economia erano fautori del liberismo, della proprietà privata, della libertà di commercio fra gli Stati. Sul piano militare i liberali moderati sostenevano che l'esercito del Piemonte era l'unica forza disponibile in Italia che fosse in grado di affrontare le truppe
austriache. Esso doveva essere integrato da volontari provenienti dal resto d'Italia, e quindi muovere guerra all'Austria.
Il Movimento Cattolico Neoguelfo
Su posizioni molto distanti dai liberali erano schierati i cosiddetti neoguelfi (= nuovi guelfi), un movimento costituito damoderati cattolici. Il loro nome derivava da quello dei guelfi del Medioevo, sostenitori del pontefice. Essi vedevano nel papato la guida del movimento per l'indipendenza nazionale. Vincenzo Gioberti (1801-52), il neoguelfo più autorevole propose di creare una confederazione dei vari Stati italiani sotto la presidenza del papa. Quando (1846) divenne papa Pio IX, un pontefice che pareva abbastanza vicino ai liberali, le speranze di molti italiani resero il movimento neoguelfo assai popolare. Anche se l'idea di Gioberti si dimostrò poi irrealizzabile, il movimento neoguelfo ebbe grande importanza nell'Italia del tempo: molti cattolici si avvicinarono all'idea dell'indipendenza italiana. |