Dal 1922 al 1945 il duce fu lui, Benito Mussolini. Poi fece una fine poco gloriosa. Fu ucciso dai partigiani in maniera forse un pò troppo sbrigativa, prima che potesse essere arrestato - e processato - dagli anglo-americani.
È finito così, nell'aprile del 1945, appeso per i piedi a testa in giù, in una piazza di quella Milano che ne aveva visto, poco più di vent'anni prima, l'affermazione politica e l'ascesa al potere.
Per anni, dopo la fine della guerra e la liberazione, in Italia fu chiamato, dal giornalismo stampato e da quello della RAI, 'il mostro di Predappio' (sua città natale, in Romagna); e il regime da lui instaurato il 'bieco ventennio'.
Mussolini era nato a Predappio, in Romagna, nel 1883, da una famiglia di origine contadina. Il padre era un fabbro e la madre maestra elementare. Autodidatta, mescolando le idee di Marx, Nietzsche, Blanqui, Sorel e Pareto, si era formato una prorpia concezione del socialismo rivoluzionario, idealistica, anctiborghese e antiriformistica, assimilando il mito di una rigenerazione spirituale affidata ad una nuova aristocrazia di giovani. A 29 anni, al congresso socialista di Reggio Emilia, Mussolini fu riconosciuto come uno dei capi della nuova corrente rivoluzionaria e fu messo alla guida del partito. Come direttore dell'Avanti dal 1912 al 1914 fu la figura più popolare del socialismo italiano. Animato da una forte ambizione, desideroso di potere e dominio, Mussolini possedeva eccellenti doti di moderno politico di massa, sapeva suscitare passioni ed emozioni con il suo stile conciso e violento di giornalista. Antinazionalista, antimilitarista, internazionalista, quando esplose il conflitto europeo Mussolini si dichiarò subito per la neutralità assoluta, ma pochi anni dopo si convertì all'interventismo ritenendo che la guerra fosse necessaria per abbattere il militarismo degli imperi centrali e creare condizioni per la rivoluzione sociale. Pochi del partito socialista lo seguirono nel sostenere la necessità dell'intervento italiano in guerra contro l'Austria. Per questo Mussolini fu espulso dal partito e viene considerato come traditore dalle masse socialiste. L'esperienza della guerra fu decisiva per la sua conversione al nazionalismo rivoluzionario, che affermava il primato della nazione sulle classi e combatteva i fautori di una rivoluzione socialista sostenendo la vitalità del capitalismo produttivo e la necessità della collaborazione di classe per accrescere la ricchezza e la potenza della nazione. Finita la guerra Mussolini divenne il fautore di una rivoluzione nazionale per portare al governo una nuova classe dirigente formata da combattenti. Nel marzo 1919 Mussolini lanciò un appello ai reduci per dare vita ai Fasci di combattimento. Nacque così il movimento fascista. |