Caratteri morfologici, pedologici e climatici hanno imposto all'agricoltura condizionamenti sensibili, così come ha fatto la struttura fondiaria; miglioramenti si sono registrati in un primo tempo fra i due conflitti mondiali e sono derivati in particolare dall'intervento della Cassa per il Mezzogiorno, promotrice di opere di riforma agraria, di bonifica e irrigue: nelle aree pianeggianti, e soprattutto nel più fertile Campidano, hanno così trovato luogo coltivazioni specializzate più redditizie di quelle cerealicole dominanti tradizionalmente nell'entroterra. Oltre al grano duro principali prodotti sono quindi oggi arance, ortaggi (cavolfiori, pomodori e soprattutto carciofi), frutta, olive e uva da vino (principalmente da taglio, ma anche con alcune varietà enologiche di pregio). Rilevante è la produzione di sughero, che si ottiene dai sughereti di Gallura e dagli altopiani di Bitti, Alà, Buddusò e Abbasanta. Di importanza ancor maggiore è però l'allevamento (ovino e caprino), cui è da ricondurre la maggior parte di quel 50% del reddito agricolo fornito dalla zootecnia. Nonostante la ridotta estensione dei pascoli invernali esso conta un numero assai elevato di capi, pari a un terzo ca. del patrimonio italiano: più intensamente praticato, in forma brada o transumante, nelle regioni montuose e collinari della Barbagia e sugli altopiani di Bitti e Buddusò, esso dà lavoro a ca. 30.000 persone e genera una cospicua produzione di lana, carne e formaggio, in buona parte esportato (pecorino). La pesca, anche in relazione ai caratteri tradizionali dell'insediamento, non ha mai avuto un ruolo pari alle proprie potenzialità, ma nell'ultimo decennio ha conosciuto un apprezzabile consolidamento.
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