L'agricoltura, dopo il forte esodo rurale verificatosi dall'immediato dopoguerra, ha continuato a perdere addetti a un ritmo continuo, raggiungendo una percentuale di lavoratori inferiore solo a quelle di Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, con una partecipazione alla formazione del reddito ancora più ridotta. Favorita nelle sue componenti più dinamiche dalla presenza del grande mercato romano, da questo viene maggiormente influenzata attorno alla capitale, nella Maremma e nell'Agro Pontino (area di bonifica integrale), dove si concentrano le più estese aziende. Elemento forte rimane la produzione vegetale: colture principali sono il frumento e la vite (Colli Albani, Terracina), da cui si ricavano vini apprezzati, ma valore economico di rilievo ha assunto anche l'ortofrutticoltura (attorno a Roma e nell'Agro Pontino), che si è valsa pure dell'uso di serre; si producono inoltre olive (Sabina) e nocciole (quasi un quarto del raccolto nazionale). L'allevamento ha importanza secondaria ma non irrilevante, originando una notevole produzione di formaggi, nonostante le difficoltà di integrazione fra le varie fasi produttive: in prevalenza di tipo ovino, esso conta, nella parte meridionale della regione, anche una discreta concentrazione di bufali (per la produzione di mozzarella). La pesca (porti di Civitavecchia, Anzio, Terracina, Gaeta e Ponza) ha risentito del secolare abbandono della costa e della mancanza di tradizioni, nonché, più di recente, dell'inquinamento marino; unico centro attrezzato per l'attività in alto mare è Gaeta.
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