 | Dagli anni Cinquanta l'economia di sussistenza della media e alta montagna è entrata in grave crisi per la scarsa produttività del lavoro ed il conseguente spopolamento, proseguito per tre decenni. Ne ha fatto le spese in primo luogo l'allevamento ovino, in piena decadenza, ma riduzione del pascolo, per estensione del coltivo, e mancata razionalizzazione settoriale hanno colpito la zootecnia più in generale con una costante e sensibile riduzione dei capi. Nelle conche intermontane favorite da buona disponibilità di acque, i piccoli campi a cereali e patate dell'interno e il seminativo, predominante sulle colline subappenniniche, lasciano maggior spazio a oliveti, vigneti e frutteti; le colture della piana bonificata del Fucino (barbabietola da zucchero) e della fascia costiera (orticoltura e seminativi irrigui) riqualificano in senso tecnologicamente più moderno un'agricoltura nel complesso ancora poco produttiva. Zafferano e liquirizia ne sono i prodotti più tipici; più forte peso economico hanno uva e cereali. Le attività portuali e la pesca (i centri principali sono Giulianova, Francavilla e Pescara) sono di scarso interesse. |